Approfondimenti

Dichiara Pace. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 24 marzo 2016

March 24, 2016
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Dichiara Pace. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 24 marzo 2016

Dichiara pace


Dichiara pace al tuo respiro.

Inspira uomini d’arme e attrito, espira edifici interi e stormi di merli dalle ali rosse.

Inspira terroristi ed espira bambini che dormono e campi appena falciati.

Inspira confusione ed espira alberi di acero.

Inspira quanto è caduto ed espira amicizie di tutta una vita ancora intatte.

Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.

Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.

Prepara una minestra.

Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse.

Impara a fare la maglia, e fai un cappello.

Pensa al caos come mirtilli che danzano, immagina il dolore come l’espirazione della bellezza o il gesto del pesce.

Nuota per andare dall’altra parte.

Dichiara pace.

Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.

Bevi una tazza di tè e rallegrati.

Agisci come se l’armistizio fosse già arrivato.

Non aspettare un altro minuto.

 

Mary Oliver

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I demoni sulla barca

March 22, 2016
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I demoni sulla barca

 

“I demoni sulla barca”

Immagina di essere al timone di una barca, in mezzo al mare e ci sono un sacco di demoni inquietanti, brutti che vivono sotto coperta e hanno fatto un patto con te.
Finché ti lasci trasportare al largo senza meta, rimarranno sotto coperta in modo che non dovrai guardarli.
Quindi questo per un po’, va bene, ma poi vedrai tutte le altre barche dirigersi verso la riva e tu sai che è lì che vuoi veramente andare.
Tu hai le mappe e i piani e ci sono posti che vuoi vedere.
Così ti fai coraggio, giri il timone e ti dirigi verso la riva.
Ma nell’istante in cui la barca cambia direzione, ecco che tutti i demoni salgono da sotto il ponte di coperta e minacciano di farti a pezzi.
E sono enormi, hanno denti affilati come rasoi, artigli enormi e dicono: “stiamo per ridurti in brandelli, ti faremo a pezzi”.
E allora tu sei terrorizzata e dici: “ok, scusate, faccio marcia indietro” e fai girare la barca per tornare verso il mare.
Non appena la barca è alla deriva senza una meta, ecco che i demoni scompaiono e tiri un respiro di sollievo e per un po’ va bene, alla deriva senza alcuna direzione.
Ma poi vedi tutte le altre barche in direzione della riva e abbassi lo sguardo sulle tue mappe e i tuoi piani e sai ancora dove vuoi veramente andare.
Così ti fai coraggio nuovamente, ruoti il timone e nell’istante in cui la direzione della barca cambia, ecco che i demoni tornano.
Hanno ancora denti affilati, artigli enormi e urlano: “ti uccideremo”. Ora ecco il punto.
Anche se questi demoni ti hanno minacciata per tutta la vita, di ucciderti, non ti hanno mai realmente ferito. Questo perché non possono farlo.
Non hanno la capacità di farti del male.
Tutto quello che possono fare è minacciarti e fino a quando sarai convinta che ti faranno le cose che dicono che ti faranno, loro avranno il controllo della barca e della tua vita.
Quindi, con questa consapevolezza, se dirigerti a riva ti interessa veramente, che cosa devi fare?
È necessario tenere le mani sul timone e mantenerlo in direzione della riva, qualunque cosa accada.
I demoni allora ti attornieranno e cercheranno di intimorirti ma questo è tutto quello che possono fare e mentre lasci che si avvicinino, sarai in grado di guardarli meglio, alla luce diretta del sole e ti renderai conto che non sono neanche lontanamente così brutti come erano apparsi o come immaginavi.
Stavano usando degli effetti per sembrare 10 volte più grandi delle loro dimensioni.
E mentre tieni le mani sul timone, dirigendoti verso la riva,
noti che c’è un’intera barca qui,
c’è il cielo, il mare, il sole, il vento, i pesci, gli uccelli, le altre barche.
C’è tutto un mondo là fuori da esplorare e da apprezzare, non solo questi demoni.
E nota che non importa quanto sei lontano dalla riva, nell’istante stesso in cui giri quel timone sei in un’avventura, in una nuova vita.
Immediatamente ti stai muovendo nella direzione in cui volevi andare, invece che alla deriva e senza meta.

Metafora ACT
Terapia dell’accettazione dell’impegno

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Divertissement. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 10 marzo 2016

March 10, 2016
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La meditazione Mindfulness per essere presenti alla vita che si dispiega momento per momento

DIVERTISSEMENT

“Non ci accontentiamo mai del presente. Anticipiamo il futuro perché tarda a venire, come per affrettarne il corso, o richiamiamo il passato per fermarlo, come fosse troppo veloce, così, imprudentemente, ci perdiamo in tempi che non ci appartengono, e non pensiamo al solo che è nostro, e siamo tanto vani da occuparci di quelli che non sono nulla, fuggendo senza riflettere il solo che esiste. Ciò dipende dal fatto che di solito il presente ci ferisce. Lo nascondiamo alla nostra vista perché ci affligge, e quando è piacevole temiamo di vederlo scappare. Tentiamo di sostenerlo con il futuro, e ci impegnamo a disporre di cose che non sono in nostro potere, per un tempo a cui non siamo affatto certi di arrivare.

Ciascuno esamini i propri pensieri. Troverà che sono tutti concentrati nel passato o nell’avvenire. Non pensiamo quasi per niente al presente, e se ci pensiamo è solo in funzione di predisporre il futuro. Il presente non costituisce mai il nostro fine. Passato e presente sono mezzi, solo l’avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo siamo mai.”

Pascal, Pensieri 172

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Sull’assenza di tranquillità. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 11 febbraio 2016

February 11, 2016
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CYBERVERDI

Rafforzare l’elemento contemplativo con la pratica di Mindfulness

SULL’ASSENZA DI TRANQUILLITA’

L’irrequietezza moderna.

Man mano che si va verso occidente, l’agitazione moderna diviene sempre più grande, sicché agli Americani gli abitanti dell’Europa si presentano in complesso come esseri amanti della quiete e gaudenti, mentre anche gli Europei ronzano a sciami confusi come api e vespe.

Questa agitazione si fa così grande, che la cultura superiore non può più maturare i suoi frutti; è come se le stagioni si susseguissero troppo rapidamente.

Per mancanza di quiete la nostra civiltà sfocia in una nuova barbarie.

In nessun tempo gli attivi, vale a dire gli irrequieti, hanno avuto una maggiore importanza.

Per cui una delle necessarie correzioni che si devono apportare al carattere dell’umanità è quella di rafforzare in larga misura l’elemento contemplativo.

Ma già ogni individuo, che nel cuore e nella mente sia calmo e costante, ha il diritto di credere di possedere, non un buon temperamento soltanto, bensì una virtù di generale utilità, e di adempiere addirittura, con la preservazione di questa virtù, un compito superiore.

 Friedrich Nietzsche, “Umano troppo umano” (1878) 2, 285

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7 modi per meditare mentre si fa la fila. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 3 marzo 2015

March 3, 2015
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MINDFULNESS NELLA VITA QUOTIDIANA: 7 MODI PER MEDITARE MENTRE SI FA LA FILA

di Paolo Subioli

 

Fare la fila al supermercato, alla Asl o alle poste può essere noioso per alcuni, ma è una grande occasione per entrare in contatto col proprio corpo, con le sensazioni e con lo stato della mente.

In altre parole, per meditare e di conseguenza migliorare la qualità della vita propria e altrui.

Ecco alcuni esempi pratici, da integrare con la propria creatività.

  1. Prova a concentrarti sul respiro:

inspirando, sono consapevole dell’aria che entra nel mio corpo;

espirando sono consapevole dell’aria che esce.

Portare l’attenzione al respiro consente di creare un ponte tra la mente e il corpo e tornare così al momento presente, a ciò che c’è qui e ora.

  1. Prova a rilassare le parti del corpo che più di tutte risentono dello stress: il viso, innanzi tutto, poi le spalle (e conseguentemente il collo), poi la gola e infine l’addome. Il rilassamento è più facile se aiutato dal respiro e in particolare nella fase dell’espirazione. Questo esercizio, oltre a farti capire come sta il tuo corpo, e quindi come stai tu, ti farà sentire sicuramente meglio.
  2. Il body scan è un’azione più sistematica sul corpo e un lavoretto molto interessante da fare nelle pause. Consiste nel passare in rassegna tutto il corpo, dalla punta delle dita dei piedi fino alla sommità della testa. L’attenzione illumina ogni parte del tuo corpo con la luce della consapevolezza e ti fa entrare in pieno contatto con la tua parte corporea, portandole persino sollievo.
  3. Ripeti mentalmente queste 5 frasi (tra parentesi per ciascuna la sintesi per impararle a memoria):

inspirando, so che sto inspirando, espirando, so che sto espirando (inspiro, espiro);

inspirando il mio respiro si fa profondo, espirando il mio respiro si fa lento (profondo, lento);

inspirando, calmo il mio corpo, espirando metto il corpo a suo agio (calma, agio);

inspirando sorrido, espirando lascio andare tutte le tensioni (sorrido, lascio andare);

inspirando, dimoro nel momento presente, espirando so che è un momento meraviglioso (momento presente, momento meraviglioso).

  1. Manda un augurio alle persone che stanno intorno a te, mentalmente, come ad esempio: “che tu possa essere in pace, felice e leggero nel corpo e nella mente”, oppure “che tu possa essere al sicuro e libero da i pericoli”, o “che tu possa essere libero da rabbia, paura e ansia”. Stai facendo quella che nella tradizione buddhista viene chiamata “metta” o meditazione d’amore, una pratica molto potente e in grado di portare benessere a chi la adotta.
  2. Osserva le persone attorno a te il più possibile direttamente, senza pregiudizi, senza cercare di capire, senza interpretare. Un’osservazione il più possibile libera da attaccamento e avversione ti consentirà di entrare in contatto con la loro umanità più autentica, con le molte cose che hanno in comune con te, di coglierne gli aneliti di desiderio e speranza, ma anche di paura e di sofferenza che, in modi e in misura diversa, sono presenti in ciascuno. Attraverso gli altri entrerai in contatto con la straordinaria bellezza dell’umanità, che è anche la tua bellezza.
  3. L’investigazione è la forma più sofisticata di meditazione ed è praticabile in parte anche in questo caso. Passa in rassegna a turno le 6 “porte” attraverso cui entri in contatto con la realtà: vista, udito, tatto, olfatto, gusto e attività mentale. Ciascuna di esse entra in contatto con fenomeni che provocano sensazioni (ad esempio un suono o un odore) o formazioni mentali (pensieri, stati d’animo, ecc.). Prova a osservarli semplicemente, senza farti trascinare dai pensieri che ne potrebbero scaturire.

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Spectator novus. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 24 febbraio 2015

February 24, 2015
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Spectator novus. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 24 febbraio 2015

SPECTATOR NOVUS

 

tratto da “Esercizi spirituali e filosofia antica” di Pierre Hadot

 

Lucrezio descrive come appare il mondo ai nostri occhi se lo vediamo per la prima volta:

“Una cosa intensamente nuova si appresta a giungere alle tue orecchie, e a svelarti un nuovo aspetto del mondo.

Ma non v’è cosa agevole a tal punto, che dapprima non sia più difficile a credersi, e allo stesso modo niente è così grande e mirabile che a poco a poco tutti non avvertano in sé l’estinguersi dello stupore.

In primo luogo il terso e luminoso colore del cielo, e i corpi in esso racchiusi, le stelle che vagano ovunque nello spazio, e la luna e lo splendore del sole dalla vivissima luce; se tutto ciò apparisse ora per la prima volta ai mortali, e all’improvviso si offrisse del tutto inatteso allo sguardo, cos’altro più di codeste essenze potrebbe dirsi prodigioso, o che prima le genti avrebbero meno ritenuto possibile?

Nulla, credo: tanto quelle visioni sarebbero state mirabili.

Eppure ormai nessuno, stanco a sazietà di scorgerli, si degna di sollevare lo sguardo ai luminosi templi del cielo”.

 

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Note di lettura di “Storia di un corpo”. Lettura del gruppo di Mindfulness di mercoledì 17 febbraio 2015

February 17, 2015
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Note di lettura di "Storia di un corpo". Lettura del gruppo di Mindfulness di mercoledì 17 febbraio 2015

Note di lettura di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac.

13 anni, 1 mese, 8 giorni; mercoledì 18 Novembre 1936
Voglio scrivere il diario del mio corpo perchè tutti parlano d’altro. Tutti i corpi sono abbandonati negli armadi a specchio. Quelli che tengono il diario, come Luc o Francois, parlano del più e del meno, delle emozioni, dei sentimenti, di storie di amicizia, di amore, di tradimento, giustificazioni a non finire, quel che pensano degli altri, quel che credono gli altri pensino di loro, i viaggi che hanno fatto, i libri che hanno letto, ma non parlano mai del loro corpo.

13 anni, 1 mese, 9 giorni; giovedì 19 Novembre 1936
Ripensando a tutte le mie paure, ho fatto un elenco di sensazioni: la paura del vuoto mi fa strizzare le palle, la paura delle botte mi paralizza, la paura di avere paura mi angoscia per tutto il giorno, l’angoscia mi provoca le coliche, l’emozione (anche piacevolissima) mi fa venire la pelle d’oca, la nostalgia mi inumidisce gli occhi, la sorpresa mi fa sobbalzare, il panico può farmi scappare la pipì, il benchè minimo dispiacere mi fa piangere, la rabbia mi soffoca, la vergogna mi rattrappisce. Il mio corpo reagisce a tutto, ma non so mai in che modo reagirà.

Mi chiedo quanti quaderni ci vorrebbero solo per descrivere tutto ciò che il nostro corpo fa senza che noi ci pensiamo. Le funzioni meccaniche sono innumerevoli. Non ci facciamo caso, ma basta che una si inceppi e non pensiamo ad altro!». Quando il corpo “si inceppa” diventa tutt’uno con la parte “inceppata”, tutto insomma ruota intorno a quel «mio corpo che reagisce a tutto», ma che «non so mai in che modo reagirà», ed è proprio per questo che innanzitutto «per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi», che dobbiamo difendere, fortificare, occuparci di e interessarci a «tutto quello che senti», arrivando a tradurre in quanto ambasciatori tutto l’insieme delle sensazioni del corpo.

Arriveremo così a conoscere il nostro corpo nel suo tentativo singultente di «essere rivoltato come un sacco», «il dentro fuori», «il rovescio della pelle»: quel vomito che testimonia l’esposizione che è il corpo, quasi a dire che il corpo non ce la fa più a stare tutto dentro di sé.
Arriveremo ad accorgerci che «dieci minuti al giorno» di esercizi ginnici possono rendere il corpo «irriconoscibile», perché registra silenziosamente ogni piccolo cambiamento, come un fedele sismografo che si lascia tracciare dalla più piccola e non considerata scossa.
Arriveremo ad apprendere tutti i minuziosi accorgimenti che costituiscono «l’arte di addormentarsi», perché arriveremo a comprendere che esistere, essere al mondo, significa imparare a fare buon uso del corpo. Ma gradualmente ci accorgiamo che «possiamo impedire alle sensazioni di paralizzare il corpo», che «si possono ammansire come animali selvatici», senza però “incatenare” il corpo.

In effetti stamattina ho versato proprio tutte le lacrime che avevo in corpo. Sarebbe più giusto dire che il corpo ha versato tutte le lacrime accumulate dalla mente nel corso di quest’inverosimile carneficina. La quantità di sé che viene eliminata con le lacrime!Piangendo si fa molto più acqua che pisciando, ci si pulisce infinitamente meglio che tuffandosi nel lago più puro, si posa il fardello dello spirito sul marciapiede del binario d’arrivo. Una volta che l’anima si è liquefatta, si può celebrare il ricongiungimento con il corpo.
«Io, ogni volta che mi capita qualcosa di nuovo, scopro di avere un corpo!», per questo «il mio corpo diventa un oggetto di curiosità. Quale sorpresa, domani? Non sappiamo mai da dove il corpo ci sorprenderà»

Ci si ritroverà a riassaporare la felicità in quanto corpo in felice e piacevole movimento: galvanizzato dall’andatura perfettamente lubrificata, caviglie sciolte, ginocchia salde, polpacci tonici, anche solide, perché tornare a casa? Camminiamo ancora, godiamoci questo corpo in marcia. È la felicità del corpo a fare la bellezza del paesaggio. Con i polmoni ventilati e il cervello accogliente, il ritmo dei passi trascina quello delle parole che si radunano in piccole frasi soddisfatte.

Dobbiamo sempre restare in attento ascolto del corpo, di ciò che dice e dei suoi impercettibili ma inesorabili cambiamenti: il corpo esprime a modo suo ciò che non riusciamo a formulare.

Cerchiamo tutta la vita di «mettere a fuoco» il corpo: «questo diario è stato un perenne esercizio di messa a fuoco. Sfuggire allo sfocamento, tenere il corpo e la mente sullo stesso asse… Ho passato la vita a “inquadrare”», una stessa domanda posta in due momenti diversi della nostra vita testimonia la trasformazione del corpo, è una domanda posta a due corpi diversi, a due maniere d’essere di uno “stesso” corpo: “quante volte, figliolo?” Mi chiedeva un tempo il mio confessore. “Quante volte?” Mi chiede oggi il mio urologo. Il primo mi minacciava di una sfilza di Padrenostri e di Avemarie, il secondo di una nuova resezione del canale della prostata.
Ecco dunque che tenere un “diario” del corpo non significa voler giungere a “conoscerlo”: non ho mai considerato il mio corpo come un oggetto di curiosità scientifica. Non ho mai cercato di decriptarlo sui libri. Non l’ho mai piazzato sotto sorveglianza medica. Gli ho lasciato la libertà di sorprendermi. Questo diario mi ha semplicemente messo nelle condizioni di accogliere le sue sorprese. Cosa scopriamo di essere, allora, alla fine della nostra vita, alla fine del nostro diario? Nient’altro che «siamo fino alla fine figli del nostro corpo. Figli disorientati» e che «la nostra esistenza fisica la passiamo a esplorare una foresta vergine che è già stata esplorata mille volte prima di noi. […] Ma quante scoperte non rivelate, stupori non comunicati, sorprese taciute?».
Perché tutti abbiamo/siamo un corpo, eppure lo siamo in modo diverso, in modi diversi che nemmeno noi stessi (ancora) conosciamo, anzi sperimentiamo.

Ebbene, io ti difenderò! Ti difenderò anche da me stesso! Ti farò i muscoli, ti fortificherò i nervi, mi occuperò di te ogni giorno, mi interesserò a tutto quello che senti.

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Esercizi spirituali. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 10 febbraio 2015

February 10, 2015
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Esercizi spirituali. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 10 febbraio 2015

Esercizi spirituali.

“Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un “esercizio spirituale”, da solo, da sola o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome (Che di tanto in tanto prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli esseri liberi. Eternarsi superandosi”.

Liberamente adattato da G. Friedman “La Puissance et la Sagesse”, in Pierre Hadot “Esercizi spirituali e filosofia antica” (Einaudi, Torino. 2005)

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La gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 27 gennaio 2015.

January 27, 2015
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La gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 27 gennaio 2015.

La gentilezza amorevole

È possibile nutrire la gentilezza amorevole nelle nostre vite molto più spesso di quanto crediamo; o meglio, lo facciamo già, ma a causa della diffusa abitudine a soffermarsi maggiormente sulle nostre mancanze e a non fare altrettanto con le nostre qualità positive, non ce ne accorgiamo.
Ecco quindi che una preziosa via di accesso alla gentilezza amorevole è l’apprezzamento. Infatti per riconoscere la gentilezza amorevole che già abita in noi, dobbiamo aprirci anche nei confronti delle sue più piccole manifestazioni. Questo compito ci può apparire difficile, non solo perché non siamo abituati ad apprezzare i modi attraverso i quali manifestiamo la benevolenza nella nostra vita, ma anche perché tendiamo a sottovalutarli, in quanto non conformi a un nostro ideale di gentilezza amorevole, spesso troppo difficile da raggiungere. Apprezzamento e gratitudine sono quindi le prime qualità salutari da coltivare nel nostro cammino. Ad alcuni di noi può sembrare strana, e forse anche un po’ forzata, questa pratica di coltivare la gratitudine; eppure le qualità della gratitudine e dell’apprezzamento ci consentono di aprirci, con delicatezza, a tutta l’esperienza del momento presente. Talvolta accade che dentro di noi sorga una piccolissima espressione di gentilezza, ma che la lasciamo andar via del tutto inosservata, poiché non siamo abituati ad apprezzarla. Di fatto, come abbiamo già detto, la qualità della gentilezza amorevole e già in noi: il punto è darle fiducia. Fiducia che metterà in discussione il nostro cedere a ombre, conflitti e chiusure e ci indurrà piuttosto ad aprirci alla gentilezza, alla pazienza e alla bontà. Poiché tutti sentiamo, in un modo o in un altro, che non abbiamo abbastanza gentilezza, pazienza e bontà, questo è un motivo in più per coltivarle! Coltivare significa che nell’orto della nostra vita possiamo seminare ciò che desideriamo veder fiorire e maturare ciò di cui vogliamo nutrirci. La gentilezza amorevole è un fiore dai 1000 petali e ogni petalo ha una sua particolare fragranza e bellezza… L’amicizia, l’apprezzamento, la gratitudine, la pazienza, la sollecitudine, la gentilezza, la lealtà, la solidarietà, la capacità di ascolto, la fiducia, la generosità, la tenerezza, la delicatezza, l’umiltà, l’amore, e altri petali ancora.

tratto da “Dare il cuore a ciò che conta” di Corrado Pensa e Neva Papachristou.

 

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Discorso sulla gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 13 gennaio 2015

January 13, 2015
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Discorso sulla gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 13 gennaio 2015Discorso sulla gentilezza amorevole

“Questo è quanto deve essere fatto da colui/colei che è abile nel rispetto del bene avendo ottenuto la condizione di pace: sia egli valente, retto, integro, dal cortese eloquio, gentile e non arrogante.

Sia soddisfatto e parco, sia frugale e abbia pochi obblighi, abbia i sensi quieti e sia maturo, non sia impudente e non abbia avido desiderio quando questua nelle famiglie.

Non commetta alcuna vile azione per cui altri saggi possano biasimarlo.
Possano tutte le creature essere felici ed in pace, che la loro mente sia felice.

Che qualsiasi creatura, sia essa mobile o immobile, senza eccezione, lunga, grande, media o corta, minuscola o corpulenta, visibile o invisibile, che viva vicino o lontano, già nata o in procinto di nascere, che tutte queste creature – dico – abbiano una mente felice.

Che nessuno mortifichi l’altro, che nessuno, in qualsivoglia situazione, disprezzi l’altro, che nessuno, per collera o risentimento, desideri il male dell’altro.

Così come una madre difende suo figlio, il suo unico figlio, a costo della vita, allo stesso modo, nei riguardi di tutte le creature, si deve sviluppare un’illimitata attenzione mentale e una gentilezza amorevole per tutto il mondo.
Sviluppi un’illimitata attenzione mentale, diretto verso ogni plaga, senza alcun impedimento, senza inimicizia, senza rivalità.

Quando sta in piedi, cammina o è seduto, quando giace fino a che non si addormenta, sia ben risoluto nella consapevolezza: tale condizione è detta divina, in questo mondo.

Non aderendo ad alcuna opinione, virtuoso ed in possesso della visione interiore, eliminando la brama dei piaceri sensuali, mai più invero entrerà in un grembo materno”.

Suttanipata, 143-152

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