Attività

EMDR

November 7, 2016
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Che cos’è l’ EMDR?

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione tramite i Movimenti Oculari) è una metodica terapeutica per il trattamento del trauma psicologico e di disturbi ad esso correlati. I ricordi non elaborati, sono immagazzinati in memoria così come hanno caratterizzato quel momento, all’epoca dell’evento traumatico, incluse le immagini, i suoni, i sapori e gli odori, le emozioni, le percezioni, le cognizioni e le sensazioni fisiche. Il materiale conservato nella sua forma disturbante, è la causa di sofferenza e di disturbi psicologici attuali del paziente. La persona rivive i ricordi, nel presente, attraverso emozioni, sensazioni fisiche e credenze ad essi associati: “sono terribile, sono sporca, non valgo nulla, non ho il controllo”, senza avere alcuna consapevolezza del perché continua a stare male. Il motivo è legato al fatto che il ricordo non elaborato e le emozioni corrispondenti, emergono automaticamente in tutte le esperienze successive. Si è in balia delle sensazioni, emozioni e credenze negative legate al passato. Tramite la terapia EMDR si identificano queste esperienze e si elaborano, riattivando un sistema di elaborazione delle informazioni che porterà a una riduzione o eliminazione della sintomatologia. Il cambiamento è dovuto all’elaborazione dei ricordi dell’esperienza traumatica: i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono e il paziente, per la prima volta, vede il ricordo lontano, modifica le valutazioni cognitive su di sé, e si riducono quelle sensazioni ed emozioni spiacevoli e disturbanti. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi, autovalorizzanti, non più improntati all’evitamento di situazioni percepite come pericolose. In tutte le persone, il processo di elaborazione dell’informazione è un sistema innato, orientato all’autoguarigione, programmato per integrare le diverse informazioni e progettato per risolvere i disturbi psicologici nello stesso modo in cui il resto del corpo è attrezzato per guarire una ferita fisica.
Da un punto di vista neurofisiologico l’EMDR agisce su determinate aree cerebrali inducendo un incremento dell’attivazione della corteccia prefrontale: mentre il soggetto è concentrato contemporaneamente su più aspetti: il “ricordo, i movimenti oculari, le sensazioni corporee e quelle emotive”, gli emisferi cerebrali si attivano in modo tale da sbloccare il suddetto ricordo e rimetterlo “in circolo”, stimolando la formazione di nuove connessioni neurali e quindi nuovi significati utili e più adattivi.

Il trauma

Il trauma è un evento vissuto come minaccioso, estremo, intollerabile e insopportabile, che lascia il segno, che crea una frattura e genera discontinuità. La persona si sente incapace di reagire e fronteggiare quello che accade, lasciando un’impronta nella mente e nel corpo. L’esperienza traumatica viene rivissuta anche a distanza di molto tempo dall’evento, il passato è ancora presente. Tanto più la persona rivive le emozioni, le sensazioni, e i pensieri negativi associati all’evento, tanto più il trauma è complesso. In tal caso si delinea un disturbo da stress post traumatico (PTSD). Il PTSD si può sviluppare dopo che una persona è stata esposta direttamente o indirettamente ad uno o più eventi traumatici come morte reale o minacce alla vita, grave lesione, violenza sessuale, terremoti, terrorismo. La terapia di elezione per il disturbo da stress post traumatico è l’EMDR.

Gli effetti del trauma

Dopo l’evento traumatico la persona può manifestare diverse alterazioni che irrompono nella sua vita.
Pensieri intrusivi: vengono rivissute scene, odori, suoni, voci come se l’evento si stesse ripresentando
Disturbi del sonno: incubi o sogni disturbanti, risvegli precoci, difficoltà a riprendere sonno
Reazione fisiologica: ansia, estrema vigilanza rispetto a un possibile pericolo, aumento della frequenza cardiaca ed incremento dei valori della pressione arteriosa
Evitamento: la persona tende ad evitare situazioni, persone, luoghi legati all’episodio traumatico
Rappresentazione negativa di se stessi, degli altri, del mondo: “io sono cattivo”, “non ci si può fidare di nessuno”, “il mondo è assolutamente pericoloso”
Comportamento irritabile spericolato ed autodistruttivo: la persona può manifestare esplosioni di rabbia, aggressione verbale o fisica verso oggetti o esseri viventi
Emozioni spiacevoli: si possono sperimentare sentimenti persistenti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna
Sensazioni di irrealtà e distacco: estraneità, tutto appare come se si fosse in un film, esterni alla realtà
Problemi di concentrazione ed incapacità a ricordare
Perdita di interesse o partecipazione ad attività significative
Incapacità di provare emozioni positive come felicità, soddisfazione o sentimenti d’amore.

Come si elabora l’informazione legata al trauma

L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. L’obiettivo è “aprire una finestra sul cervello”. Utilizzando un protocollo strutturato, il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Lo scopo è di indurre la persona esclusivamente ad osservare l’esperienza, permettendo l’elaborazione dell’informazione a livello cosciente e lasciando fluire sensazioni ed emozioni cosi come si presentano, liberamente. Le prime fasi sono di raccolta di informazioni, poi si identificano i ricordi precoci che causano maggiore sofferenza e una volta che si accede al ricordo, viene chiesto al paziente di scegliere l’immagine peggiore. Si colgono i pensieri negativi, dove vengono avvertiti nel corpo, qual è l’emozione corrispondente, quali sensazioni fisiche sta provando. Una volta che si accede al ricordo, inizia la fase di rielaborazione che avviene attraverso set di movimenti oculari. Il paziente è invitato a seguire con gli occhi le dita del terapeuta mentre si muovono avanti e indietro, oppure attraverso tamburellamenti eseguiti sulle sue mani. Si stimola il sistema di elaborazione dell’informazione del cervello e il paziente riesce ad effettuare rapidamente diverse associazioni. Si possono generare nuovi pensieri rispetto al ricordo o possono emergere altri ricordi o insight. In questa fase chiamata di desensibilizzazione, il terapeuta valuta se il ricordo causa disturbo su una scala graduata da 0 a 10. Si prosegue solo se il disturbo è 0 o 1. Successivamente si procede verso la fase di Installazione, si rinforza la valutazione positiva desiderata dal paziente. Segue una fase di scansione corporea, in cui si chiede al paziente di pensare al ricordo, alla valutazione positiva e di esplorare mentalmente il corpo dall’alto in basso, per cogliere qualunque tensione che si manifesti sotto forma di sensazioni fisiche. Se il disagio viene localizzato, si elabora. La fase di chiusura, alla fine della seduta, deve riportare il paziente a uno stato di equilibro emotivo. Il terapeuta deve ricordare al paziente che tra una seduta e l’altra possono emergere dei contenuti, ed essi sono un segnale positivo, segno di ulteriori elaborazioni. In tal caso, il paziente viene istruito a tenere un diario e di annotare quello che emerge. I contenuti della settimana diventeranno i target della seduta successiva.
L’elaborazione è efficace quando si verifica un cambiamento nella forma dell’immagine, nei propri pensieri, nelle emozioni, nei suoni o nelle sensazioni fisiche. Il paziente dopo un trattamento EMDR, si percepirà come un essere umano sano e pieno di risorse, in grado di stabilire e mantenere relazioni positive nella sua vita.

A chi è rivolto?

L’EMDR si è dimostrato efficace in diverse condizioni di malessere, disagio e sofferenza correlate sia ad eventi traumatici, che ad esperienze emotivamente stressanti, dolorose, angoscianti che sovrastano la nostra capacità di fronteggiarle.
Queste esperienze possono essere riconducibili a:
Aver subito piccoli e/o grandi traumi durante la fase dello sviluppo (infanzia ed adolescenza): umiliazioni, derisioni, bullismo, abbandoni da figure significative, violenze fisiche e/o verbali, conflitti, abusi sessuali, molestie, aggressioni,…
Aver vissuto esperienze comuni stressanti: lutti, malattie croniche e/o invalidanti, aborti, problematiche finanziarie, conflitti, separazioni, cambiamenti destabilizzanti,….
Aver vissuto eventi traumatici estremi: terremoti, inondazioni, suicidi, omicidi, incidenti gravi, torture, violenze,….
Le esperienze traumatiche possono condurre a:

disturbi di ansia e attacchi di panico
disturbi dell’umore
disturbi di somatizzazione
disturbi alimentari
disturbi psicosomatici
disturbi di personalità
disturbi da dipendenza patologica

Quando un ricordo traumatico è risolto?

Quando l’evento passato è ricollocato nel passato e diventa un ricordo come gli altri (Shapiro 2013).

Raffaela Massa
“Il tempo non guarisce affatto tutte le ferite. Il passato è presente”. (Shapiro)

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Psicoterapia

June 24, 2014
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Psicoterapia - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a Firenze

La psicoterapia, diversamente dalla psichiatria che cura anche attraverso la terapia farmacologica, interviene sui disagi della persona utilizzando tecniche che, pur variando a seconda della teoria di riferimento, si fondano sulla relazione e sull’ascolto. Ci sono moltissime scuole di psicoterapia, ognuna delle quali ha un suo orientamento teorico e tecnico.

Chi è lo psicoterapeuta

Lo Psicoterapeuta può essere sia un Medico che uno Psicologo che dopo la laurea ha frequentato una Scuola di Specializzazione quadriennale, riconosciuta dallo Stato, e si è iscritto all’Albo degli Psicoterapeuti del proprio Ordine.

Fanno parte del “Centro Olos” psicoterapeute/i che, a partire da una formazione comune, hanno poi seguito approfondimenti differenti. Al di là delle inevitabili diversità personali e tecniche, rimane imprescindibile un approccio olistico alle problematiche psicologiche, che tiene in considerazione non soltanto i disagi e i sintomi per cui la persona si rivolge al Centro (come ad esempio depressione, disturbi d’ansia, fobie, disturbi alimentari, ossessioni), ma tutti gli aspetti ad essi correlati (relazioni familiari, sociali, lavorative ecc.). L’individuo, non il disturbo, è al centro del trattamento.

La Psicoterapia come sostegno

Sebbene sia comune pensare che la richiesta d’aiuto arrivi soltanto in situazioni di particolare gravità o di conclamata patologia, non dimentichiamo che la psicoterapia può fornire sostegno e strumenti nelle varie fasi difficili della vita ed in particolare nei momenti di passaggio e di cambiamento. Anche se è vero che la psicoterapia si focalizza sulla malattia e sul disturbo, a noi piace comunque, appena possibile, spostare il focus sulle risorse delle persone e sul cambiamento possibile. Diventa allora realistico poter cogliere l’opportunità celata nella crisi.

Il lavoro psicoterapeutico

Il lavoro terapeutico vuole quindi accompagnare le persone verso una nuova comprensione, in un percorso al termine del quale potranno procedere autonomamente. E’ questo un importante intento della psicoterapia: generare non già dipendenza, come poteva accadere un tempo, bensì autonomia, di modo che le persone, partendo da una maggiore conoscenza di sé, dei propri temi e delle proprie modalità di funzionamento, possano fare scelte libere, consapevoli ed orientate al benessere. Si è evidenziato che le soluzioni sono più durature se le persone hanno la possibilità di occuparsi da sole del loro problema (di qualsiasi natura esso sia). Per questo il tempo tra una seduta e l’altra non è un tempo vuoto, di attesa, ma un momento utile di sperimentazione. Diventa essenziale fornire loro strumenti affinché sviluppino autoefficacia per potersi far carico con responsabilità del loro benessere, in un gioco di rafforzamento, di scoperta e di apprendimento che, si sa, negli esseri umani, può continuare per una vita intera.

Ci occupiamo di psicoterapie individuali, di coppia, della famiglia, dell’infanzia, dell’adolescenza e di gruppo.

Carla Baldassarri, Benedetta Goretti

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino” (Carl Gustav Jung)

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Psichiatria

June 24, 2014
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Psichiatria - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a Firenze

Esistono le Psichiatrie

Le enciclopedie, i dizionari e, ora, anche Wikipedia ci dicono che la Psichiatria è una disciplina medica che ha lo scopo di curare la patologia psichiatrica, la sofferenza psichica. Ciò che non viene detto è che non esiste una Psichiatria. Esistono le Psichiatrie. E non esiste la sofferenza psichica, ma esistono le sofferenze psichiche, numerose quanto le persone che le patiscono, differenti a seconda del contesto ambientale di chi le sperimenta, una maschile e una femminile, a seconda del sesso.

La storia della psichiatria

Nella storia, nella pratica dell’esperienza clinica sono da sempre esistite numerose e diverse Psichiatrie, diverse per concezioni teoriche (Biologica, psicologica, antropofenomenologica, esistenzialista, sociale, ecc.), per indirizzi di studio e di applicazione clinica (Psichiatria di Comunità o Salute Mentale, Psichiatria Generale, Psichatria Infantile, Etnopsichiatria, Psichiatria Geriatrica, ecc.), per declinazioni pratiche e per modalità di trattamento.

Tanti indirizzi, tante psichiatrie che trovano più o meno integrazione pratica nell’incontro di quello/a psichiatra con quella specifica, unica e particolare persona che porta un disagio psichico.

La psichiatria è una Scienza

Nel DNA di questa branca della medicina c’è quindi un gene di ambiguità, di contraddittorietà, di meravigliosa complessità che è il riflesso dell’oggetto/soggetto di cui si occupa e si prende cura: l’essere umano nella sua relazione con il mondo. La Patologia psichiatrica è infatti caratterizzata dal fatto che la relazione con il mondo non solo non è flessibile, ma tende al blocco. In un mondo interno ed esterno che, per sua natura, è continuamente mutevole come la vita, il blocco più o meno grave, più o meno intermittente di quella relazione è quello che caratterizza la patologia psichiatrica.

E’ una “Scienza (medica) dell’umano”, per dirla con un maestro della psicopatologia come Karl Jaspers, e si fonda, nelle sue differenti forme nel corso del tempo, sullo studio e sulla ricerca di soluzioni del grande “Problema umano” del rapporto Corpo/Mente, di come stanno insieme il mentale e il cerebrale, il biologico e lo psichico o ciò che come tale viene definito.

Una sintesi tra elementi opposti

Il filo rosso che attraversa tutto il percorso della Psichiatria dall’origine ai giorni nostri e che accomuna tutte “Le Psichiatrie” è la ricerca di una sintesi tra elementi considerati, nella nostra cultura, opposti da secoli e millenni: tra corpo e mente, tra persona e ambiente, tra sentimenti e ragione nella stessa persona…

Questa è la causa di tutte le controversie circa le cause della malattia mentale, la sua definizione, il suo trattamento e il modello di guarigione, ma, se osserviamo con attenzione, si tratta di un “problema” illusorio. Non possiamo nemmeno immaginarlo un essere vivente senza un corpo, senza un ambiente, senza un sesso, senza i propri ingredienti costitutivi – pensieri, emozioni, sensazioni fisiche – in relazione dinamica tra loro.

L’origine del termine Psichiatria

L’origine del termine Psichiatria può aiutarci a capire meglio.

Il termine psichiatria è abbastanza giovane, è stato usato per la prima volta all’inizio dell’800 dal medico tedesco J. C. Reil che ha unito la parola greca psyché (spirito, anima) con iatrós che significa cura medica. Presa alla lettera la Psichiatria dovrebbe occuparsi della cura dell’anima, ma cosa intendevano i greci per anima?

La psiche greca (Respiro, soffio vitale) è ciò che è l’essenza ultima, unica e irripetibile di ogni singolo individuo, ciò che fa di una certa persona proprio quella persona e che abbandona il corpo al momento della morte. Nella tradizione filosofico/scientifica successiva è stato poi tradotto come “anima” e, nel corso del tempo, il termine psiche è stato usato in modo differente in ambito religioso (Essenza spirituale), in ambito filosofico (Insieme delle facoltà mentali), in ambito psicologico (Insieme di processi non corporei) e in ambito medico (Insieme di funzioni e di processi anche fisici che consentono alla persona di fare esperienza di sé e del mondo e sono alla base del suo comportamento).

Un grande maestro di Psichiatria, il francese P. Janet, vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900, diceva: “Il fatto psicologico non è né spirituale, né corporeo; attraversa l’essere umano tutto intero, corrisponde al comportamento dell’essere umano preso nel suo insieme”.

La Psichiatria oggi

Oggi, con una visione più contemporanea, al passo con i più recenti sviluppi delle neuroscienze in senso ampio, potremmo smettere di usare le negazioni e cominciare ad affermare che la Psichiatria ha come oggetto/soggetto di studio appassionato E lo spirituale E il corporeo E la mente E il cervello E il biologico E il sociale… Vale a dire l’essere vivente sofferente nella sua complessità infinita.

E’ il tempo giusto per una Psichiatria che basi la sua opera sulla soggettività e sulla interiorità dei/delle pazienti e aperta all’ambiente interpersonale in cui la persona con disagio psichico vive. Qualsiasi disturbo psichico o, meglio, ogni fenomeno psichico si esprime con emozioni, sentimenti, immagini di sé che, contemporaneamente, se ci permettiamo di osservare con attenzione, sono anche segni corporei, sintomi anche fisici. Questi, nell’insieme, ci permettono di fare diagnosi di uno stato di sofferenza psichica.

La diagnosi in Psichiatria

Va notato che in tutta la medicina, e nella Psichiatria in particolare, la diagnosi non è mai solo conoscenza teorica e definizione della tipologia dei disturbi sofferti, ma anche premessa dinamica e in continuo cambiamento e punto di inizio del trattamento, del processo di cura che porta al miglioramento delle condizioni psicofisiche della persona. La Diagnosi in Psichiatria non intesa come etichetta cristallizzata e oggettivante una volta per tutte, ma come definizione operativa, fluida e relazionale, continuamente discussa nello spazio interpersonale terapeutico, nel dialogo aperto tra il/la curante e colui, colei che desidera imparare a prendersi cura di sé.
Gli Psicofarmaci

In questo spazio terapeutico definito, gli strumenti farmacologici, i tanto vituperati o idealizzati PSICOFARMACI, rappresentano solo uno degli strumenti terapeutici utilizzabili e ha un senso in rapporto costante con gli altri strumenti, per esempio quello psicoterapeutico nelle sue varie declinazioni.

La psichiatria è una disciplina medica

“La psichiatria è una disciplina medica: la sua funzione quella di curare; ed essa, conseguentemente non può essere collocata sul piano stesso della ricerca biologica. Gli antidepressivi, del resto, non possono essere considerati medicamenti “ideali”. Certo, a fondamento delle concezioni che attribuiscono agli psicofarmaci una onnipotenza terapeutica sta ovviamente la tendenza a una implacabile “riduzione” degli eventi psichici in eventi biologici cerebrali. (Eugenio Borgna).

La Psichiatria è qualcosa che si definisce per come la intendiamo e la pratichiamo.

La Psichiatria per il Centro Olos

Per noi del Centro Olos è un approccio specifico (con teorie, tecniche e pratiche) basato sulla relazione con il/la paziente nel qui e ora, che ha lo scopo di prendersi cura della sofferenza umana.

Basarsi sulla relazione significa, nella pratica psichiatrica, attivare le capacità mediche di guarire, cioè di favorire il processo di guarigione che la persona sofferente desidera, significa, quindi, attivare le capacità mediche, di autocura, insite in ogni essere umano. In altri termini significa utilizzare il disagio (in questo caso psichico) come segnale (sintomo) per trasformarlo in guida principe per la guarigione. Perché questo avvenga il/la terapeuta CON il/la paziente devono concentrarsi non sulle carenze, sui deficit, sugli errori, ma sulle risorse della persona la cui esistenza è inserita in un certo contesto storico, ambientale, culturale. Nella cura della persona sofferente non si può dimenticare che essa è sempre interconnessa con un proprio “territorio” familiare, sociale, comunitario, culturale che partecipa – anche attraverso la sua mancanza – al processo di cura ed è fonte di potenziali grandi risorse.

Lorella Maria Grecu

“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla” (Martin Luther King)

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Mindfulness

June 24, 2014
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MIndfulness - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a Firenze

Che cos’è la Mindfulness

Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” secondo la definizione del pioniere Jon Kabat-Zinn che per primo ha contribuito alla sua diffusione in Occidente.

Cercare di descrivere la Mindfulness in termini accademici e concettuali è, in qualche modo, contrario alla natura stessa della Mindfulness che è, essenzialmente, un processo esperienziale, quindi, cercando di trovare il modo di tradurre la sua natura non concettuale e non dualistica in un linguaggio accessibile si può dire che la Mindfulness è una capacità umana universale, un’abilità, come tante altre.

Un’abilità che tutti noi abbiamo, ma se la si trascura, essa resta sopita, mentre se ci si lavora, si sviluppa ed assume un grande potere trasformativo sulle nostre vite, permettendoci di esprimere al meglio il nostro potenziale umano.

L’esperienza Mindfulness

Mindfulness significa essere presenti al momento; sapere cosa sta succedendo in questo momento presente, sia intorno a noi che dentro di noi, in modo non giudicante. Questo tipo di consapevolezza genera una consapevolezza più grande ed una profonda accettazione della realtà presente interna ed esterna.

Si tratta di un’abilità che ci permette di sviluppare una relazione saggia con l’esperienza. Mindfulness non è una tecnica, è sostanzialmente un modo di essere nel mondo che si può nutrire attraverso l’allenamento delle qualità attentive, diventando osservatori della nostra innata capacità di attenzione e dell’oggetto verso il quale stiamo dirigendo quell’attenzione.

Le pratiche meditative

Per fare ciò ci possiamo avvalere di alcune pratiche meditative. La parola meditazione e medicina hanno molto in comune, derivando entrambe dalla stessa radice etimologica latina medeor=curare, guarire, ma se si risale alla radice indoeuropea troviamo misurare, che possiamo intendere in senso Platonico come la misura interiore propria che ogni cosa possiede in sé.

L’allenamento di Mindfulness è un vero e proprio training dinamico che ci aiuterà a svelare in modo progressivo i nostri processi interiori, alcuni dei quali spesso preferiremmo non vedere. A volte ciò può creare disagio, ed è molto importante ricordare che di pari passo all’approfondimento della conoscenza cercheremo di sviluppare un atteggiamento di accettazione e di gentilezza verso noi stessi.

La pratica di Mindfulness non ci aiuta a diventare perfetti, ma ad essere perfettamente ciò che siamo!

Silvia Antares Rivelli

“Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi… è un dono. Per questo si chiama presente” (Oogway dal film Kung Fu Panda)

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Nutrizione

June 24, 2014
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Nutrizione -  - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a Firenze

Alimentazione e salute

Mangiare è rispondere ad un bisogno biologico primario, nutrirsi è scegliere consapevolmente ciò che che ci permette di vivere!

L’alimentazione ha un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di ogni organismo vivente ed è importantissimo rendersi conto che alimentarsi in un modo o nell’altro può influire molto sul proprio stato di salute.

L’alimentazione come atto consapevole

Comunemente parliamo di alimentazione e di nutrizione indicando due cose molto diverse: alimentazione è un atto cosciente, consapevole, di scelta di cibo per introdurre elementi che ci danno energia, cioè calorie.

I nutrienti

La nutrizione è un atto non necessariamente cosciente che ci permette di fornire al corpo sostanze chiamate NUTRIENTI (sali minerali, vitamine, acqua, aminoacidi essenziali, acidi grassi, carboidrati), sostanze indispensabili che non possono essere sintetizzate da noi, e che svolgono, ciascuna, funzioni particolari (plastica, energetica, regolatrice).

I nutrienti sono introdotti nell’organismo attraverso gli alimenti che subiscono delle trasformazioni chimico-fisiche durante la digestione e, come sostanze più semplici, vengono assorbiti.

Non esistono alimenti che contengano tutti i nutrienti e sopratutto non esistono alimenti che contengano tutti i nutrienti nella giusta quantità e proporzione.

Sarebbe quindi auspicabile avere una certa conoscenza dei nutrienti contenuti nei vari alimenti per poterli abbinare con consapevolezza al fine di coprire il fabbisogno giornaliero.

Alimentazione contro nutrizione

Molte persone si alimentano, ma non si nutrono, un esempio classico è quello dei cinesi che mangiando solo riso si alimentavano abbondantemente, ma non si nutrivano perché in quel riso mancava la vitamina A e senza questo indispensabile nutriente andavano incontro a cecità. Ecco quindi l’importanza di approfondire i due settori: quello dell’apporto di sufficienti calorie per le nostre energie in senso globale e quello di considerare il cibo come portatore di salute, approfondimento importantissimo dal punto di vista scientifico della nutrizione. Dobbiamo inoltre non perdere di vista un approccio più ampio, globale, olistico, della funzione alimentare che comprenda un’integrazione costante tra aspetto biologico e componente mentale. Tutto ciò che ingeriamo influenza sia il nostro corpo che la nostra mente, che sono un tutt’uno.

In una situazione normale la scelta del cibo dipende da fattori di ordine biologico e da fattori di ordine psichico.

L’importanza di una dieta corretta

Ecco perché una dieta corretta è la dieta che rispetta non solo i principi di una nutrizione sana e bilanciata dal punto di vista scientifico, ma anche gli aspetti psichici che permettono di seguire un determinato regime alimentare.

Possiamo quindi affermare che non esistono cibi buoni o cattivi, alimenti ingrassanti o dimagranti, tutto sta nell’abbinare nella maniera giusta i vari alimenti.

Pensare a come mangiare

Nelle nostre vite indaffarate spesso non dedichiamo sufficiente tempo a pensare a come mangiare in modo corretto per nutrirci e mantenere il nostro corpo sano. Ingoiamo tutto quello che ci propongono perchè siamo troppo stanchi o annoiati o condizionati per scegliere un’alimentazione nostra.

Crediamo di essere noi a scegliere, e invece tante delle nostre scelte sono inconsapevoli, automatiche.

Non è mai troppo tardi per cominciare a mangiare con consapevolezza, a porre maggiore attenzione a tutto quello che mettiamo nel piatto.

Mangiare mindful

Mangiare mindful significa mangiare e bere, consapevoli di ogni morso e di ogni sorso. Imparando a mangiare con consapevolezza impareremo ad alimentare e a nutrire il nostro corpo e ….la nostra mente!

Simona Fuligni

“Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” (Ippocrate)

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