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EMDR

November 7, 2016
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Che cos’è l’ EMDR?

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione tramite i Movimenti Oculari) è una metodica terapeutica per il trattamento del trauma psicologico e di disturbi ad esso correlati. I ricordi non elaborati, sono immagazzinati in memoria così come hanno caratterizzato quel momento, all’epoca dell’evento traumatico, incluse le immagini, i suoni, i sapori e gli odori, le emozioni, le percezioni, le cognizioni e le sensazioni fisiche. Il materiale conservato nella sua forma disturbante, è la causa di sofferenza e di disturbi psicologici attuali del paziente. La persona rivive i ricordi, nel presente, attraverso emozioni, sensazioni fisiche e credenze ad essi associati: “sono terribile, sono sporca, non valgo nulla, non ho il controllo”, senza avere alcuna consapevolezza del perché continua a stare male. Il motivo è legato al fatto che il ricordo non elaborato e le emozioni corrispondenti, emergono automaticamente in tutte le esperienze successive. Si è in balia delle sensazioni, emozioni e credenze negative legate al passato. Tramite la terapia EMDR si identificano queste esperienze e si elaborano, riattivando un sistema di elaborazione delle informazioni che porterà a una riduzione o eliminazione della sintomatologia. Il cambiamento è dovuto all’elaborazione dei ricordi dell’esperienza traumatica: i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono e il paziente, per la prima volta, vede il ricordo lontano, modifica le valutazioni cognitive su di sé, e si riducono quelle sensazioni ed emozioni spiacevoli e disturbanti. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi, autovalorizzanti, non più improntati all’evitamento di situazioni percepite come pericolose. In tutte le persone, il processo di elaborazione dell’informazione è un sistema innato, orientato all’autoguarigione, programmato per integrare le diverse informazioni e progettato per risolvere i disturbi psicologici nello stesso modo in cui il resto del corpo è attrezzato per guarire una ferita fisica.
Da un punto di vista neurofisiologico l’EMDR agisce su determinate aree cerebrali inducendo un incremento dell’attivazione della corteccia prefrontale: mentre il soggetto è concentrato contemporaneamente su più aspetti: il “ricordo, i movimenti oculari, le sensazioni corporee e quelle emotive”, gli emisferi cerebrali si attivano in modo tale da sbloccare il suddetto ricordo e rimetterlo “in circolo”, stimolando la formazione di nuove connessioni neurali e quindi nuovi significati utili e più adattivi.

Il trauma

Il trauma è un evento vissuto come minaccioso, estremo, intollerabile e insopportabile, che lascia il segno, che crea una frattura e genera discontinuità. La persona si sente incapace di reagire e fronteggiare quello che accade, lasciando un’impronta nella mente e nel corpo. L’esperienza traumatica viene rivissuta anche a distanza di molto tempo dall’evento, il passato è ancora presente. Tanto più la persona rivive le emozioni, le sensazioni, e i pensieri negativi associati all’evento, tanto più il trauma è complesso. In tal caso si delinea un disturbo da stress post traumatico (PTSD). Il PTSD si può sviluppare dopo che una persona è stata esposta direttamente o indirettamente ad uno o più eventi traumatici come morte reale o minacce alla vita, grave lesione, violenza sessuale, terremoti, terrorismo. La terapia di elezione per il disturbo da stress post traumatico è l’EMDR.

Gli effetti del trauma

Dopo l’evento traumatico la persona può manifestare diverse alterazioni che irrompono nella sua vita.
Pensieri intrusivi: vengono rivissute scene, odori, suoni, voci come se l’evento si stesse ripresentando
Disturbi del sonno: incubi o sogni disturbanti, risvegli precoci, difficoltà a riprendere sonno
Reazione fisiologica: ansia, estrema vigilanza rispetto a un possibile pericolo, aumento della frequenza cardiaca ed incremento dei valori della pressione arteriosa
Evitamento: la persona tende ad evitare situazioni, persone, luoghi legati all’episodio traumatico
Rappresentazione negativa di se stessi, degli altri, del mondo: “io sono cattivo”, “non ci si può fidare di nessuno”, “il mondo è assolutamente pericoloso”
Comportamento irritabile spericolato ed autodistruttivo: la persona può manifestare esplosioni di rabbia, aggressione verbale o fisica verso oggetti o esseri viventi
Emozioni spiacevoli: si possono sperimentare sentimenti persistenti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna
Sensazioni di irrealtà e distacco: estraneità, tutto appare come se si fosse in un film, esterni alla realtà
Problemi di concentrazione ed incapacità a ricordare
Perdita di interesse o partecipazione ad attività significative
Incapacità di provare emozioni positive come felicità, soddisfazione o sentimenti d’amore.

Come si elabora l’informazione legata al trauma

L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. L’obiettivo è “aprire una finestra sul cervello”. Utilizzando un protocollo strutturato, il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Lo scopo è di indurre la persona esclusivamente ad osservare l’esperienza, permettendo l’elaborazione dell’informazione a livello cosciente e lasciando fluire sensazioni ed emozioni cosi come si presentano, liberamente. Le prime fasi sono di raccolta di informazioni, poi si identificano i ricordi precoci che causano maggiore sofferenza e una volta che si accede al ricordo, viene chiesto al paziente di scegliere l’immagine peggiore. Si colgono i pensieri negativi, dove vengono avvertiti nel corpo, qual è l’emozione corrispondente, quali sensazioni fisiche sta provando. Una volta che si accede al ricordo, inizia la fase di rielaborazione che avviene attraverso set di movimenti oculari. Il paziente è invitato a seguire con gli occhi le dita del terapeuta mentre si muovono avanti e indietro, oppure attraverso tamburellamenti eseguiti sulle sue mani. Si stimola il sistema di elaborazione dell’informazione del cervello e il paziente riesce ad effettuare rapidamente diverse associazioni. Si possono generare nuovi pensieri rispetto al ricordo o possono emergere altri ricordi o insight. In questa fase chiamata di desensibilizzazione, il terapeuta valuta se il ricordo causa disturbo su una scala graduata da 0 a 10. Si prosegue solo se il disturbo è 0 o 1. Successivamente si procede verso la fase di Installazione, si rinforza la valutazione positiva desiderata dal paziente. Segue una fase di scansione corporea, in cui si chiede al paziente di pensare al ricordo, alla valutazione positiva e di esplorare mentalmente il corpo dall’alto in basso, per cogliere qualunque tensione che si manifesti sotto forma di sensazioni fisiche. Se il disagio viene localizzato, si elabora. La fase di chiusura, alla fine della seduta, deve riportare il paziente a uno stato di equilibro emotivo. Il terapeuta deve ricordare al paziente che tra una seduta e l’altra possono emergere dei contenuti, ed essi sono un segnale positivo, segno di ulteriori elaborazioni. In tal caso, il paziente viene istruito a tenere un diario e di annotare quello che emerge. I contenuti della settimana diventeranno i target della seduta successiva.
L’elaborazione è efficace quando si verifica un cambiamento nella forma dell’immagine, nei propri pensieri, nelle emozioni, nei suoni o nelle sensazioni fisiche. Il paziente dopo un trattamento EMDR, si percepirà come un essere umano sano e pieno di risorse, in grado di stabilire e mantenere relazioni positive nella sua vita.

A chi è rivolto?

L’EMDR si è dimostrato efficace in diverse condizioni di malessere, disagio e sofferenza correlate sia ad eventi traumatici, che ad esperienze emotivamente stressanti, dolorose, angoscianti che sovrastano la nostra capacità di fronteggiarle.
Queste esperienze possono essere riconducibili a:
Aver subito piccoli e/o grandi traumi durante la fase dello sviluppo (infanzia ed adolescenza): umiliazioni, derisioni, bullismo, abbandoni da figure significative, violenze fisiche e/o verbali, conflitti, abusi sessuali, molestie, aggressioni,…
Aver vissuto esperienze comuni stressanti: lutti, malattie croniche e/o invalidanti, aborti, problematiche finanziarie, conflitti, separazioni, cambiamenti destabilizzanti,….
Aver vissuto eventi traumatici estremi: terremoti, inondazioni, suicidi, omicidi, incidenti gravi, torture, violenze,….
Le esperienze traumatiche possono condurre a:

disturbi di ansia e attacchi di panico
disturbi dell’umore
disturbi di somatizzazione
disturbi alimentari
disturbi psicosomatici
disturbi di personalità
disturbi da dipendenza patologica

Quando un ricordo traumatico è risolto?

Quando l’evento passato è ricollocato nel passato e diventa un ricordo come gli altri (Shapiro 2013).

Raffaela Massa
“Il tempo non guarisce affatto tutte le ferite. Il passato è presente”. (Shapiro)

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Mindfulness Based Stress Reduction. Corso per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza

March 26, 2016
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Mindfulness Based Stress Reduction. Corso per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza

MBSR Mindfulness Based Stress Reduction. Corso per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza

Il corso si rivolge a chi vuole imparare a vivere nel presente

Questo corso è un’opportunità per abbracciare un nuovo modo di essere: il modo della consapevolezza e per sostituire gradualmente nelle nostre vite la “modalità dell’essere” alla “modalità del fare”.

La mente ha molti tempi. Spesso indugia nel passato, innumerevoli volte galoppa nel futuro, raramente si sofferma sul presente, ove si trova la sua stabile dimora: il corpo.

Il corpo conosce invece un solo tempo: il presente!

Quando non siamo in contatto col presente, non siamo in contatto con la nostra realtà interiore ed esteriore e ciò ha delle inevitabili conseguenze nella nostra vita: essere fuori contatto è il presupposto per comportamenti confusi che possono risultare distruttivi nostro malgrado ed è alla base della nostra sofferenza psicologica. Questo comporta che la mente sia dominata da complessi psicologici e da un’ampia gamma di disordini psichici come ansia, depressione, stress, tensione, paranoia. Ma c’è di più: qualsiasi attività deve il suo successo o fallimento al livello di attenzione e chiarezza che le si dedicano.

Il corso è rivolto a tutti coloro che sono intenzionati ad imparare a prendersi cura del proprio tesoro più prezioso: la vita!

Il programma si svolge in 8 incontri di gruppo con cadenza settimanale e della durata di circa due ore ciascuno, dalle 18.00 alle 20.00, oltre ad un incontro di un’intera giornata.

Presentazione del corso: Giovedì 31 marzo ore 21:30

Durante le sessioni verrà praticato un allenamento esperienziale necessario per imparare a portare la consapevolezza nelle attività quotidiane. Inoltre verranno esposti i principi teorici della Mindfulness integrati nella condivisione delle esperienze vissute. Nelle sessioni di gruppo si rinforza il muscolo della consapevolezza e nella vita quotidiana lo si allena!

Partecipare al programma richiede un incontro personale preliminare conoscitivo, e l’impegno di svolgere giornalmente a casa gli esercizi indicati.

Orario

Lunedì dalle 18.00 alle 20.00 (inizio lunedì 11 aprile)

Sede del corso: Centro Olos, Lungarno Colombo, 44 50136 Firenze

Informazioni

Entrambe le Istruttrici si sono formate alla conduzione dei Protocolli MBSR presso l’Oasis Institute del Center for Mindfulness – University of Massachussets Medical School fondato dal Prof. Jon Kabat-Zinn

Scarica la brochure in formato PDF

 

 

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Genitori dei propri figli, genitori di se stessi. Incontro di gruppo sulla genitorialità.

March 14, 2016
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Genitori dei propri figli, genitori di se stessi. Incontro di gruppo sulla genitorialità.

Perché un gruppo di genitori?

Il gruppo è un modo nuovo di affrontare la propria realtà. È uno spazio per ritrovarsi e condividere, per sperimentare il pensare insieme. Un luogo in cui attraverso l’identificazione con gli altri e il rispecchiarsi si può giungere ad una maggiore conoscenza di sé e delle proprie dinamiche sia come persona, sia come genitore.

Lo scambio sarà fondato sul rispetto, l’inclusione e l’accettazione.  È in questo clima relazionale che il genitore potrà meglio osservare la propria comunicazione con gli altri, con il partner e con i figli.

Ci muoveremo tra le emozioni legate ai cambiamenti, alle aspettative, alla complessità dei propri ruoli.

Quello che proponiamo è un tempo di osservazione e di attenzione per se stessi, ovvero un tempo per un genitore più consapevole.

Obiettivo del corso

L’obiettivo del corso è quello di fornire ai genitori la possibilità di riconoscere ed esprimere le emozioni connesse alla propria storia di vita, per riuscire poi a riconoscere e a sintonizzarsi meglio sui bisogni emotivi e affettivi del figlio, promuovendone la sicurezza.

Ad ogni appuntamento verrà trattata una tematica. Come ad esempio: le aspettative, i contrasti, il controllo, il cambiamento, le relazioni, l’affettività, la fiducia, l’identità.

Il gruppo si svolgerà da Aprile a Luglio, per un totale di 9 incontri nelle seguenti date:

  • 7, 14 e 21 aprile
  • 5 e 18 maggio
  • 1, 16 e 30 giugno
  • 14 luglio

Gli incontri si svolgeranno dalle ore 20.00 alle ore 21.30.

Costo: 400€ a persona oppure 650€ la coppia

Scarica la brochure

 

Per info e contatti:

D.ssa Benedetta Goretti 347/7101682 Psicologa e Psicoterapeuta

Dr. Andrea Costantini 328/1729876 Psicologo

 

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Andrea Costantini

March 1, 2016
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Andrea Costantini - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a FirenzeAndrea Costantini

Narrarsi, raccontarsi è scegliere. Cercare le parole e selezionarle è dare sostanza, comunicare. La difficoltà di scegliere mi evoca la fatica sentita da chi chiede un aiuto, un supporto psicologico, da chi prova ad esprimere un disagio che attraversa tutto, psiche e corpo.

Accade che si tema di essere usciti dai binari, di essere in strade senza uscita. Accade anche che questo deragliare si riveli, in realtà, l’unica via che abbiamo trovato per far sì che il percorso della nostra vita sia autenticamente, profondamente nostro.

I solchi arati nei campi d’inverno sembrano ferite, ma è lì che si semina, che s’inizia a coltivare.
Sono uno psicologo, laureato a Firenze nel 2003 con una tesi in Neuropsicologia. Fino al 2013 mi sono occupato principalmente di comunicazione e formazione, in varie forme, in grandi aziende. Negli ultimi anni ho intrapreso nuovi percorsi formativi, rifocalizzandomi sulla clinica sia presso il Laboratorio di Psicologia Cognitiva Costruttivista Postrazionalista di Roma, sia presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia “Psicoumanitas”, ad orientamento Umanistico e Bioenergetico. Sono e mi sento in formazione perenne.

Attingo da vari approcci e saperi. A legarli tutti c’è l’attenzione al vissuto emotivo, al sentire specifico di ogni persona. Nell’offrire supporto psicologico non credo esistano soluzioni universali. Credo però nel potere dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’empatia, nell’accettazione rispettosa dell’unicità in cui ognuno ha il diritto e il bisogno di esprimersi.

E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra.
R. Carver

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Raffaela Massa

February 10, 2016
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Raffaela Massa - Centro Olos, Psichiatria, Psicoterapia, Nutrizione, Mindfulness a FirenzeRaffaella Massa

Sono una Psicologa Psicoterapeuta, specializzata in terapia Cognitivo-Comportamentale

Iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana con il n°6404

Socio Corrispondente della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) con il n° 5112

Terapeuta EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) – terapia dei disturbi trauma correlati

Socio EMDR in Italia

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli studi di Firenze nel 2010 con la tesi di ricerca: “Benessere e Relazioni Affettive dopo il carcinoma mammario: un’indagine sulla qualità della vita in donne mastectomizzate”.

Specializzazione in psicoterapia Cognitivo-Comportamentale presso la Scuola Cognitiva di Firenze nel 2015 con la tesi di ricerca: “Rimuginio e Metacognizione nel paziente oncologico e nel caregiver”.

Mi occupo di psicoterapia individuale e supporto psiconcologico.

La psicoterapia Cognitivo Comportamentale è un percorso terapeutico che cerca di alleviare la sofferenza emotiva e i disagi psicologici causati da pensieri, emozioni e comportamenti che possono condizionare negativamente la vita della persona. Lo scopo della psicoterapia è promuovere un cambiamento che permetta di raggiungere obiettivi personali, migliorare la qualità della vita e ridurre la sofferenza soggettiva.

Su cosa interviene

Ciascuno di noi dà un significato personale alle esperienze, interpretando la realtà in modo da renderla prevedibile e sicura ma questo può far incorrere in errori di pensiero. A chiunque è capitato di: preoccuparsi per il futuro, rimpiangere il passato, pensare alla cosa giusta da fare, avere il bisogno di controllare, fare tutto alla perfezione, sentirsi delusi, tristi o inadeguati, provare tensione, irrequietezza, essere ipercritici e punitivi verso se stessi, essere eccessivamente responsabili, avere paura del giudizio, cercare di compiacere l’altro, evitare le attenzioni o le relazioni, sentirsi non amato o non desiderato, sentirsi solo o abbandonato. Pensieri di questo tipo e tanti altri affiorano di continuo alla nostra mente e possono provocare sofferenza.

“…Navigare controvento è impossibile, navigare soltanto con il vento in poppa permette di andare in una sola direzione, quella in cui tira il vento. Ma se sappiamo orientare la nostra vela ed essere pazienti, spesso arriviamo alla meta che ci siamo prefissati conservando una certa padronanza della nostra rotta. Per navigare in questo modo bisogna imparare a mettersi in sintonia con le esperienze della vita, cosi come il navigante entra in sintonia con la sensazione della barca, dell’acqua, del vento e della rotta che vuole seguire. Occorre imparare a navigare in ogni sorta di circostanze, non solo quando splende il sole e il vento soffia esattamente nella direzione che si vuole”
J. Kabat Zinn

Scarica il CV di Raffaela

 

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Note di lettura di “Storia di un corpo”. Lettura del gruppo di Mindfulness di mercoledì 17 febbraio 2015

February 17, 2015
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Note di lettura di "Storia di un corpo". Lettura del gruppo di Mindfulness di mercoledì 17 febbraio 2015

Note di lettura di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac.

13 anni, 1 mese, 8 giorni; mercoledì 18 Novembre 1936
Voglio scrivere il diario del mio corpo perchè tutti parlano d’altro. Tutti i corpi sono abbandonati negli armadi a specchio. Quelli che tengono il diario, come Luc o Francois, parlano del più e del meno, delle emozioni, dei sentimenti, di storie di amicizia, di amore, di tradimento, giustificazioni a non finire, quel che pensano degli altri, quel che credono gli altri pensino di loro, i viaggi che hanno fatto, i libri che hanno letto, ma non parlano mai del loro corpo.

13 anni, 1 mese, 9 giorni; giovedì 19 Novembre 1936
Ripensando a tutte le mie paure, ho fatto un elenco di sensazioni: la paura del vuoto mi fa strizzare le palle, la paura delle botte mi paralizza, la paura di avere paura mi angoscia per tutto il giorno, l’angoscia mi provoca le coliche, l’emozione (anche piacevolissima) mi fa venire la pelle d’oca, la nostalgia mi inumidisce gli occhi, la sorpresa mi fa sobbalzare, il panico può farmi scappare la pipì, il benchè minimo dispiacere mi fa piangere, la rabbia mi soffoca, la vergogna mi rattrappisce. Il mio corpo reagisce a tutto, ma non so mai in che modo reagirà.

Mi chiedo quanti quaderni ci vorrebbero solo per descrivere tutto ciò che il nostro corpo fa senza che noi ci pensiamo. Le funzioni meccaniche sono innumerevoli. Non ci facciamo caso, ma basta che una si inceppi e non pensiamo ad altro!». Quando il corpo “si inceppa” diventa tutt’uno con la parte “inceppata”, tutto insomma ruota intorno a quel «mio corpo che reagisce a tutto», ma che «non so mai in che modo reagirà», ed è proprio per questo che innanzitutto «per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi», che dobbiamo difendere, fortificare, occuparci di e interessarci a «tutto quello che senti», arrivando a tradurre in quanto ambasciatori tutto l’insieme delle sensazioni del corpo.

Arriveremo così a conoscere il nostro corpo nel suo tentativo singultente di «essere rivoltato come un sacco», «il dentro fuori», «il rovescio della pelle»: quel vomito che testimonia l’esposizione che è il corpo, quasi a dire che il corpo non ce la fa più a stare tutto dentro di sé.
Arriveremo ad accorgerci che «dieci minuti al giorno» di esercizi ginnici possono rendere il corpo «irriconoscibile», perché registra silenziosamente ogni piccolo cambiamento, come un fedele sismografo che si lascia tracciare dalla più piccola e non considerata scossa.
Arriveremo ad apprendere tutti i minuziosi accorgimenti che costituiscono «l’arte di addormentarsi», perché arriveremo a comprendere che esistere, essere al mondo, significa imparare a fare buon uso del corpo. Ma gradualmente ci accorgiamo che «possiamo impedire alle sensazioni di paralizzare il corpo», che «si possono ammansire come animali selvatici», senza però “incatenare” il corpo.

In effetti stamattina ho versato proprio tutte le lacrime che avevo in corpo. Sarebbe più giusto dire che il corpo ha versato tutte le lacrime accumulate dalla mente nel corso di quest’inverosimile carneficina. La quantità di sé che viene eliminata con le lacrime!Piangendo si fa molto più acqua che pisciando, ci si pulisce infinitamente meglio che tuffandosi nel lago più puro, si posa il fardello dello spirito sul marciapiede del binario d’arrivo. Una volta che l’anima si è liquefatta, si può celebrare il ricongiungimento con il corpo.
«Io, ogni volta che mi capita qualcosa di nuovo, scopro di avere un corpo!», per questo «il mio corpo diventa un oggetto di curiosità. Quale sorpresa, domani? Non sappiamo mai da dove il corpo ci sorprenderà»

Ci si ritroverà a riassaporare la felicità in quanto corpo in felice e piacevole movimento: galvanizzato dall’andatura perfettamente lubrificata, caviglie sciolte, ginocchia salde, polpacci tonici, anche solide, perché tornare a casa? Camminiamo ancora, godiamoci questo corpo in marcia. È la felicità del corpo a fare la bellezza del paesaggio. Con i polmoni ventilati e il cervello accogliente, il ritmo dei passi trascina quello delle parole che si radunano in piccole frasi soddisfatte.

Dobbiamo sempre restare in attento ascolto del corpo, di ciò che dice e dei suoi impercettibili ma inesorabili cambiamenti: il corpo esprime a modo suo ciò che non riusciamo a formulare.

Cerchiamo tutta la vita di «mettere a fuoco» il corpo: «questo diario è stato un perenne esercizio di messa a fuoco. Sfuggire allo sfocamento, tenere il corpo e la mente sullo stesso asse… Ho passato la vita a “inquadrare”», una stessa domanda posta in due momenti diversi della nostra vita testimonia la trasformazione del corpo, è una domanda posta a due corpi diversi, a due maniere d’essere di uno “stesso” corpo: “quante volte, figliolo?” Mi chiedeva un tempo il mio confessore. “Quante volte?” Mi chiede oggi il mio urologo. Il primo mi minacciava di una sfilza di Padrenostri e di Avemarie, il secondo di una nuova resezione del canale della prostata.
Ecco dunque che tenere un “diario” del corpo non significa voler giungere a “conoscerlo”: non ho mai considerato il mio corpo come un oggetto di curiosità scientifica. Non ho mai cercato di decriptarlo sui libri. Non l’ho mai piazzato sotto sorveglianza medica. Gli ho lasciato la libertà di sorprendermi. Questo diario mi ha semplicemente messo nelle condizioni di accogliere le sue sorprese. Cosa scopriamo di essere, allora, alla fine della nostra vita, alla fine del nostro diario? Nient’altro che «siamo fino alla fine figli del nostro corpo. Figli disorientati» e che «la nostra esistenza fisica la passiamo a esplorare una foresta vergine che è già stata esplorata mille volte prima di noi. […] Ma quante scoperte non rivelate, stupori non comunicati, sorprese taciute?».
Perché tutti abbiamo/siamo un corpo, eppure lo siamo in modo diverso, in modi diversi che nemmeno noi stessi (ancora) conosciamo, anzi sperimentiamo.

Ebbene, io ti difenderò! Ti difenderò anche da me stesso! Ti farò i muscoli, ti fortificherò i nervi, mi occuperò di te ogni giorno, mi interesserò a tutto quello che senti.

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Esercizi spirituali. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 10 febbraio 2015

February 10, 2015
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Esercizi spirituali. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 10 febbraio 2015

Esercizi spirituali.

“Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un “esercizio spirituale”, da solo, da sola o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome (Che di tanto in tanto prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli esseri liberi. Eternarsi superandosi”.

Liberamente adattato da G. Friedman “La Puissance et la Sagesse”, in Pierre Hadot “Esercizi spirituali e filosofia antica” (Einaudi, Torino. 2005)

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La gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 27 gennaio 2015.

January 27, 2015
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La gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 27 gennaio 2015.

La gentilezza amorevole

È possibile nutrire la gentilezza amorevole nelle nostre vite molto più spesso di quanto crediamo; o meglio, lo facciamo già, ma a causa della diffusa abitudine a soffermarsi maggiormente sulle nostre mancanze e a non fare altrettanto con le nostre qualità positive, non ce ne accorgiamo.
Ecco quindi che una preziosa via di accesso alla gentilezza amorevole è l’apprezzamento. Infatti per riconoscere la gentilezza amorevole che già abita in noi, dobbiamo aprirci anche nei confronti delle sue più piccole manifestazioni. Questo compito ci può apparire difficile, non solo perché non siamo abituati ad apprezzare i modi attraverso i quali manifestiamo la benevolenza nella nostra vita, ma anche perché tendiamo a sottovalutarli, in quanto non conformi a un nostro ideale di gentilezza amorevole, spesso troppo difficile da raggiungere. Apprezzamento e gratitudine sono quindi le prime qualità salutari da coltivare nel nostro cammino. Ad alcuni di noi può sembrare strana, e forse anche un po’ forzata, questa pratica di coltivare la gratitudine; eppure le qualità della gratitudine e dell’apprezzamento ci consentono di aprirci, con delicatezza, a tutta l’esperienza del momento presente. Talvolta accade che dentro di noi sorga una piccolissima espressione di gentilezza, ma che la lasciamo andar via del tutto inosservata, poiché non siamo abituati ad apprezzarla. Di fatto, come abbiamo già detto, la qualità della gentilezza amorevole e già in noi: il punto è darle fiducia. Fiducia che metterà in discussione il nostro cedere a ombre, conflitti e chiusure e ci indurrà piuttosto ad aprirci alla gentilezza, alla pazienza e alla bontà. Poiché tutti sentiamo, in un modo o in un altro, che non abbiamo abbastanza gentilezza, pazienza e bontà, questo è un motivo in più per coltivarle! Coltivare significa che nell’orto della nostra vita possiamo seminare ciò che desideriamo veder fiorire e maturare ciò di cui vogliamo nutrirci. La gentilezza amorevole è un fiore dai 1000 petali e ogni petalo ha una sua particolare fragranza e bellezza… L’amicizia, l’apprezzamento, la gratitudine, la pazienza, la sollecitudine, la gentilezza, la lealtà, la solidarietà, la capacità di ascolto, la fiducia, la generosità, la tenerezza, la delicatezza, l’umiltà, l’amore, e altri petali ancora.

tratto da “Dare il cuore a ciò che conta” di Corrado Pensa e Neva Papachristou.

 

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Discorso sulla gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 13 gennaio 2015

January 13, 2015
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Discorso sulla gentilezza amorevole. Lettura del gruppo di Mindfulness di martedì 13 gennaio 2015Discorso sulla gentilezza amorevole

“Questo è quanto deve essere fatto da colui/colei che è abile nel rispetto del bene avendo ottenuto la condizione di pace: sia egli valente, retto, integro, dal cortese eloquio, gentile e non arrogante.

Sia soddisfatto e parco, sia frugale e abbia pochi obblighi, abbia i sensi quieti e sia maturo, non sia impudente e non abbia avido desiderio quando questua nelle famiglie.

Non commetta alcuna vile azione per cui altri saggi possano biasimarlo.
Possano tutte le creature essere felici ed in pace, che la loro mente sia felice.

Che qualsiasi creatura, sia essa mobile o immobile, senza eccezione, lunga, grande, media o corta, minuscola o corpulenta, visibile o invisibile, che viva vicino o lontano, già nata o in procinto di nascere, che tutte queste creature – dico – abbiano una mente felice.

Che nessuno mortifichi l’altro, che nessuno, in qualsivoglia situazione, disprezzi l’altro, che nessuno, per collera o risentimento, desideri il male dell’altro.

Così come una madre difende suo figlio, il suo unico figlio, a costo della vita, allo stesso modo, nei riguardi di tutte le creature, si deve sviluppare un’illimitata attenzione mentale e una gentilezza amorevole per tutto il mondo.
Sviluppi un’illimitata attenzione mentale, diretto verso ogni plaga, senza alcun impedimento, senza inimicizia, senza rivalità.

Quando sta in piedi, cammina o è seduto, quando giace fino a che non si addormenta, sia ben risoluto nella consapevolezza: tale condizione è detta divina, in questo mondo.

Non aderendo ad alcuna opinione, virtuoso ed in possesso della visione interiore, eliminando la brama dei piaceri sensuali, mai più invero entrerà in un grembo materno”.

Suttanipata, 143-152

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Tempo per vivere. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 18 dicembre 2014

December 18, 2014
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Tempo per vivere. Lettura del gruppo di Mindfulness di giovedì 18 dicembre 2014

Tempo per vivere

“ La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario, ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere”.

José Mujica

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